MAX MASTRANGELO

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Gli NFT: il Metaverso già a portata di un click.

La domanda se la pongono gli analisti, ma anche gli artisti e i cowboys delle sterminate, e in parte ancora selvagge, praterie del Crypto: gli NFT sono una vera, nuova frontiera dell’arte, o semplicemente uno dei nuovi destrieri da cavalcare per la banda dei soliti ignoti che hanno trovato il loro trick per fare un bel pacco di soldi con le cripto monete? 

Ormai, negli USA, gli NFT sono l’argomento in grado di provocare un immediato picco di ascolti quando, in un talk show di prima serata, Paris Hilton e Jimmy Fallon iniziano a discuterne, generando una vera e propria onda virale su Twitter. 

Mentre Paris racconta di quelli che si è aggiudicata, e in particolare di alcuni esemplari di Bored Ape Yacht Club, e di come lei sia in realtà alla ricerca di una Bored Ape che in qualche modo le ricordi se stessa, Jimmy estrae lo smartphone e sfoggia i tokens che lui stesso sta collezionando, ed è feeling immediato, sia tra loro, sia tra loro e Twitter. Il pubblico in studio applaude, non si sa bene se per genuina condivisione o per camuffare un imbarazzante sconcerto. 

Non c’è niente da fare: i token non fungibili, sono la mania di questo secondo decennio del terzo millennio. Per quegli sparuti eremiti che ancora non lo sapessero, si tratta di smart contracts che rappresentano la proprietà di un’opera d’arte digitale. 

La discussione su di essi vacilla paurosamente tra le fantastiche somme di cripto-denaro che si narra siano in grado di muovere, ai dibattiti etico-ambientalisti sull’impatto che le mining-factories necessarie a gestire la blockchain provocano con il loro altissimo consumo di energia, ai dibattiti etico-legali sul fatto che in diversi casi vengono utilizzati per importanti operazioni di money-laundering (o riciclaggio di danaro sporco, come direbbe il mio barbiere di fiducia).

Quello che inizialmente sembrava un movimento marginale è diventato un vero e proprio settore della rete in crescita vertiginosa, con NFT battuti da case d’aste del calibro di Christie’s e Sotheby’s, nonché da un numero enorme di piattaforme, il cui leader è senza ombra di dubbio OpenSea. 

Non si contano ormai le celebrità che sono rapidamente saltate a bordo dell’allegro cripto-bus, non solo acquistandone, ma addirittura coniando (minting, nel gergo NFTiano) le proprie personali collezioni. 

Quelli di Paris Hilton hanno una finitura lucida, rosa, e chi vuole il suo Crypto Queen, secondo le odierne quotazioni, deve prepararsi a scucire l’equivalente di un milioncino di dollari in Ethereum. Oh certo, il giorno dopo lo può rimettere in vendita a un milione base d’asta, con sostanziosi rilanci, e il bello è proprio questo: diventare collezionisti “d’arte” (per il momento le virgolette sono ancora d’obbligo), ma contemporaneamente battitori d’aste.

Che bel nuovo leggiadro balocco, per chi dispone a fianco del suo desktop di un rubinetto che butta pecunia…

Chi scrive, dopo essersene assiduamente occupato per un po’ di tempo ormai, lo trova un argomento tanto sconcertante quanto intrigante. La corsa all’oro che gli NFT hanno generato in questi primi anni è stata un terreno di incontro di veri artisti, artisti meno veri, veri collezionisti d’arte, speculatori travestiti da collezionisti e delinquenti in piena regola (vedi più sopra il riferimento al money laundering). 

D’altro canto, bisogna constatare che per molti esemplari della categoria dei veri artisti si stanno rivelando una valida fonte di reddito, che in qualche maniera li mette al riparo dalle richieste asfissianti di clienti e galleristi non troppo munifici nei compensi (interessante e non secondario è il fatto che il digital artist, grazie alle potenzialità della blockchain, continua a realizzare una piccola royalty su tutte le vendite successive della sua opera).

Sempre nella categoria dei veri artisti (studiare le altre sopra citate o è impossibile o è inutile), ho conosciuto chi qualche anno fa sbarcava il lunario vendendo artworks a cento euro l’uno, e recentemente ha piazzato in rete un pò di opere a prezzi variabili tra 1 e 10 Ethereum (diciamo tra i duemila e i ventimila euro).

In ultima analisi, gli NFT sono solo un piccolo aspetto di una realtà che sta cambiando e sta progessivamente assumendo aspetti che la renderanno completamente diversa da come ora la conosciamo. 

Viviamo in un’epoca in cui è possibile sperimentare la gravità zero senza entrare nello spazio, possedere un bene virtuale che costa più della sua forma fisica, o teletrasportarci in ufficio rimanendo a casa. 

Il mondo virtuale non è più un gioco, ma penetra nella nostra vita quotidiana, come ha fatto con quel graphic artist che ha visto i suoi magri compensi trasformarsi in decine di migliaia di euro (ebbene si: esentasse). E ora l’alba di una nuova era digitale sta traghettando il mondo fisico nel Metaverso. 

Potrebbe essere un’Età dell’Oro per molti, mentre alcuni potrebbero perdere questo treno rintanandosi nei loro rifiuti, ma questo non sarà certo il caso delle generazioni Alfa e Zeta: per loro il Metaverso, di cui gli NFT saranno una parte importante, è già un futuro molto vicino.

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