MAX MASTRANGELO

Il Metaverso sarà tutto, fuorchè un gioco

Di Massimo Mastrangelo

Non è un caso che il metaverso come progetto pratico sia emerso dall’esperienza della pandemia di Covid-19.

Il concept è più antico, e possiamo affermare che fa risalire le sue origini ai grandi classici della fantascienza, ma gli ultimi due anni lo hanno trasformato in una vera e propria proposta commerciale, in grado di dettare un cambio di nome per Facebook (ora Meta) e spostare miliardi di dollari nei mercati dei capitali.
La grande migrazione al digitale durante la pandemia ha dimostrato gli enormi vantaggi di poter lavorare e vivere all’interno di un universo artificiale secondario.

In un tale universo, le leggi dello spazio e del tempo non si applicano più, o almeno possono essere piegate in gran parte alle proprie esigenze, potenziando le capacità umane in modi ancora da esplorare.

La fine dei lunghi spostamenti e il raggiungimento di incrementi misurabili della produttività; la possibilità di partecipare a incontri e conferenze in diversi continenti e nello stesso giorno; e, come se non bastasse, bambini in grado di frequentare la scuola anche nel mezzo della peggiore emergenza sanitaria dell’ultimo secolo.

Sfortunatamente, durante il picco della pandemia i limiti dell’esperienza digitale non sono stati meno evidenti.

Quando l’interazione umana avviene attraverso uno schermo non sono poche le sfumature importanti della comunicazione che vanno perdute.

I risultati della didattica a distanza si sono finora rivelati controversi, per usare un eufemismo.

Un ambiente di lavoro digitale si è presto rivelato notevolmente più estenuante del suo corrispettivo nella dimensione reale.
Gli esseri umani sono fatti per un tipo di interazione immersiva, che ha luogo nel mondo fisico, ove vengano coinvolti tutti cinque i sensi.

Alcune delle nostre capacità mentali, inclusa la memoria, soffrono notevolmente quando siamo ridotti a ego disincarnati su Zoom.


Per quanto riguarda l’intrattenimento, le esperienze digitali sono ancora così lontane dal vero divertimento di andare al ristorante o a un concerto di musica, che in pochissimi ci hanno provato, in Internet, durante il lockdown.

Il fascino immediato del metaverso è che promette di offrire i vantaggi della vita digitale, attutendo molte delle sue carenze.

Invece di riunioni di lavoro su Zoom, è sufficiente immaginare di entrare in una stanza digitale e parlare con i colleghi attorno a un tavolo, o anche di camminare insieme in un giardino virtuale, rigoglioso di piante bellissime, e delle quali sia possibile anche sentire il profumo.

Immagino il metaverso come un mondo virtuale con alcune delle caratteristiche di una città.

Ci saranno centri commerciali virtuali, dove gli utenti potranno spostarsi da un negozio all’altro e acquistare i prodotti che verranno successivamente consegnati alle loro case fisiche; un sensibile miglioramento della user experience nello shopping online, rispetto alla semplice pagina web.

Ci saranno spiagge virtuali dove potremo incontrare i nostri amici per chattare e giocare, proprio come ciò che Fortnite offre già oggi, solo in una modalità molto più realistica e appagante.

Non mancheranno concerti e gallerie d’arte.


Ci sarà un valido motivo per recarsi fisicamente a Venezia onde visitare la Biennale, invece di saltare nel metaverso e godersi tutte le installazioni artistiche e video avvalendosi di tecnologie completamente immersive?

Potremo anche viaggiare in luoghi esotici mentre saremo seduti nel nostro soggiorno.


È facile immaginare la crescita di una nuova economia digitale, in cui i creatori saranno meno dipendenti da mediatori di ogni tipo, come oggi già avviene per gli artisti digitali nei marketplace NFT (leggi, se ti va, anche il mio articolo qui t.ly/hX25).

Le barriere all’ingresso saranno probabilmente inferiori, e il pubblico potenzialmente molto più ampio rispetto al mondo reale.

Il metaverso dovrà essere altamente simultaneo, dovrà essere continuamente aggiornato dagli input dei suoi milioni, o potenzialmente miliardi, di utenti.

L’unico modo in cui un’esperienza virtuale può competere con quella reale è se acquisisce lo stesso flusso e complessità.

Non è sufficiente incontrare una versione preconfezionata della realtà. Si può desiderare di viaggiare in una Biennale virtuale; idealmente, anche, decidendo di intervenire nel momento di maggior frequentazione dell’evento, al fine di interagire con molte altre persone.

Dovrebbe essere possibile acquisire alcune delle opere d’arte, sia in formato fisico che virtuale.

Gli oggetti virtuali, una volta acquisiti, saranno conservati all’interno del metaverso.

Si dovrebbe essere in grado di portarli in altri spazi digitali, senza sacrificare la loro autenticità virtuale, in un mondo in cui “autenticità virtuale” non sia una contraddizione in termini, ma sia una realtà virtuale tangibile, e certificata da uno smart contract non fungibile.

Tornando un attimo ai centri commerciali virtuali di cui sopra, immaginiamo utenti che visitino una concessionaria di auto virtuale, dove acquistare un modello fisico da consegnare alle loro case fisiche.

Vorranno testare l’auto virtualmente, e potrebbero anche essere interessati all’acquisto di una versione virtuale della stessa vettura, da guidare nel metaverso.

I mondi virtuale e fisico diventeranno sempre più integrati e interattivi.

Un ambiente tridimensionale immersivo esprime la visione di un metaverso in modo più completo e naturale rispetto ad altre interfacce, ma non è la caratteristica più importante dell’innovazione.

Ciò che contraddistingue veramente il metaverso è la sua autonomia dal mondo fisico.

Il metaverso esiste da solo. Ha una vita propria. Crea un mondo genuinamente alternativo.

Il metaverso non può essere paragonato a Internet perché mira a collocarci all’interno dell’esperienza digitale, traslando il tutto in una Internet incarnata, su una base più o meno infinita.
Si accede a Internet. Si entra nel metaverso.


La relazione tra utente e ambiente digitale viene capovolta.

Con Internet, l’utente rimane sovrano, dettando quando e come avvengono le interazioni digitali.

Nel metaverso, l’utente si ritrova completamente circondato dalla piattaforma, e la qualità delle esperienze dipende spesso dal fatto che lui o lei accettino questo fatto incontrovertibile.


Quando operiamo col nostro pc, se stiamo pilotando un aereo con il nostro simulatore di volo, quando ci stufiamo del gioco possiamo semplicemente cliccare sulla chiusura dell’applicazione “simulazione di volo”, e metterci a far qualcosa d’altro.

Nel metaverso, quando uscirò di casa e dovrò attraversare la strada, non mi sarà possibile fermare autoritativamente le auto in transito, perchè all’interno di quelle auto vi saranno altri liberi utenti come me, sui quali non avrò autorità legittima; come nel mondo fisico.

Non sarò più io a comandare il software attraverso la mia tastiera, ma entrerò nel software e sarò soggetto alle regole del metaverso.
Potrò fare quasi tutto ciò che sognavo di fare nel mondo fisico, quello si, ma la mia libertà finirà dove inizierà quella degli altri utenti.

Nulla ci impedirà di utilizzare tecnologie non virtuali per entrare nel metaverso, almeno in parte.

Ci sono ovvi limiti pratici all’implementazione di cuffie per realtà virtuale, per esempio.

Se il nostro avatar del metaverso sarà programmato per partecipare a un concerto musicale ma in quel momento saremo in metropolitana, nel mondo fisico, dovrà essere possibile ascoltare il concerto attraverso un’app con il nostro smartphone, usando le normali cuffie.


In un contesto in cui due mondi , quello fisico e quello digitale, saranno conviventi e interattivi, lo smartphone, che oggi è la nostra porta privilegiata ai servizi digitali, rimarrà a tutto tondo a far parte del mondo fisico e dei suoi strumenti, per i quali sarà necessario trovare protocolli di comunicazione sempre più efficienti con il metaverso.


Ma il metaverso sarà completamente persistente e continuo.
Se l’ambizione del metaverso è quella di costituire un mondo artificiale, capace nel tempo di rivaleggiare con quello reale, le esperienze nella dimensione virtuale dovranno acquisire significato in riferimento ad altre esperienze coesistenti nel metaverso, e non solo a quelle che si svolgeranno nel mondo reale.

E questo significherà che il metaverso non scomparirà mai, davvero, anche quando un utente si ritirerà momentaneamente nella vita reale.

Il metaverso docrà persistere o perdurare.

In altre parole, nel suo deployment completo, non sarà mai possibile “spegnere” il metaverso nella nostra vita, come oggi facciamo con una playstation quando ci è passata la voglia di giocare.


Vi sembra una prospettiva inquietante?

Tranquilli, avete già messo i vostri piedini nell’oceano della quarta dimensione.
Alcuni aspetti del metaverso esistono già da un pezzo.
Come interpretare l’avvento dei social media, se non come la prima tappa del metaverso?

Prendiamo ad esempio Twitter.
Ha alcune delle caratteristiche di un mondo artificiale, a partire dall’alta pervasività e continuità nella vita di centinaia di milioni di individui, aspetto che da solo dimostra il suo straordinario successo.

Tecnicamente, Twitter è piuttosto primitivo; un mezzo prevalentemente verbale al quale è necessaria una bassa larghezza di banda.

Dal punto di vista concettuale, invece, è una vera e propria rivoluzione: un nuovo mondo in cui gli utenti interagiscono, piuttosto che contemplare, e che continua a esistere e svilupparsi anche in loro assenza.

Esci, vai a dormire e quando ti risvegli, si sono generati sviluppi, risposte e interazioni sulla tua attività di messaging.

E’ uno strumento di broadcasting; la differenza fondamentale con Facebook è che in Twitter non sono limitato a interloquire con le mie amicizie, ma, attraverso un hashtag posso potenzialmente farmi leggere (e pertanto potenzialmente comunicare con loro in modo diretto) dal presidente degli Stati Uniti, come dal Papa o da Jennifer Lopez.

Quanti sono gli individui, molto spesso tristemente sprovveduti anche se famosi, che a seguito di un tweet sconsiderato hanno letteralmente compromesso la propria vita e la propria carriera, complice la sopra citata universalità che Twitter dona ai messaggi dei suoi utenti?

Una bestia, quella della riprovazione generale, che li ha azzannati subito, ma che ha pure continuato a crescere e muoversi, anche nel momento in cui chi aveva pubblicato la stupidaggine incriminata voleva nascondersi e farsi dimenticare per un po’.

Ciò che rende Twitter avvincente è la sua effettiva somiglianza con il mondo fisico nella potenza delle sue operazioni autonome, nonchè la sua capacità, molto maggiore a quella di Facebook, Instagram, Reddit, Linkedin, Pinterest e gli altri social massivi, di produrre effetti concreti e immediati nella vita reale delle persone.

Immagina che nei tuoi spazi del metaverso, un giorno, i quadri delle stanze possano essere sostituiti da finestrelle di Twitter in cui chiunque voglia messaggiare con te sia in grado di entrare in contatto, e potenzialmente parlarti.

Immagina che, dopo aver concesso il contatto a uno di questi quadretti parlanti sulle tue pareti, tu possa concedere all’interlocutore di saltare, dal quadretto, direttamente su una delle poltrone della tua casa o del tuo ufficio virtuale, per una chiacchierata o un colloquio di lavoro.

Molti sviluppi delle funzionalità e delle interazioni attuali sui social sono le prime manifestazioni di tante cose che probabilmente ci porterà il metaverso.
Ciò che accade ai giorni nostri con Twitter è una chiara rappresentazione, in embrione, del ruolo che il metaverso acquisirà nella vita politica, sociale ed economica nel momento del suo deployment.

Ricordate quando nella nostra vita arrivò internet, apparentemente dal nulla?

Naturalmente non arrivò realmente “dal nulla”, in quanto gli stadi propedeutici dell’arrivo di internet nelle nostre esistenze (disponibilità di un pc, e ancor prima le primissime reti ad uso militare e scientifico, come Arpanet) erano, di fatto, stati completati dal dispiegamento della connessione domestica e aziendale, grazie alla grande architettura di nodi che si era formata in decenni.

Negli anni ’90 ci abituammo a pensare che sarebbe stato per sempre, e così è stato.
Ora sembra chiaro che siamo sulla cuspide del successore del web: il metaverso.

Molto è stato scritto sullo scontro di titani in corso tra Meta e Microsoft per conquistare la posizione di incumbent nel nuovo mondo virtuale, verso il quale l’umanità nel suo insieme è sul punto di migrare.

Non dimentichiamo, tuttavia, che dietro questi due giganti vi sono attori che, nell’ombra, stanno conferendo alla corsa verso la nuova dimensione sociale un’altissima valenza geo-economico-politica.

Uno dei principali think-tanks cinesi ha recentemente pubblicato un rapporto sulle implicazioni del metaverso per la sicurezza nazionale, forse la prima riflessione del genere.

La conclusione principale non è stata, come molti potrebbero ipotizzare, che presto combatteremo guerre nel metaverso, ma qualcosa di molto più plausibile e rilevante.

Il rapporto vede tre impatti immediati del metaverso.

In primo luogo, sarà un motore per l’innovazione tecnologica e, in alcuni casi, in aree adiacenti agli interessi militari: grafica di simulazione, intelligenza artificiale, dispositivi indossabili, tecnologia robotica e interfaccia cervello-computer.


Il secondo sarà spostare l’ecosistema digitale e l’economia digitale su nuove piattaforme tecnologiche: l’e-commerce migrerà in gran parte nel metaverso, dalle piattaforme attuali, proprio per la possibilità di offrire ai potenziali clienti maggiori interazioni con il prodotto proposto.

Insomma, l’integrazione del mondo fisico con la realtà virtuale realizzerà forse la più antica ambizione di internet.

Il rapporto anticipa che il metaverso potrebbe avere profonde conseguenze per la distribuzione globale del potere.

Innescherà un nuovo ciclo di rimpasto nell’ordine tecnologico globale.

Alcune aziende e Paesi avranno di fatto un’involuzione; altri potrebbero avere opportunità di progredire che erano state loro negate nel mondo fisico.

Questo è già successo con l’economia di Internet, quando l’Europa non ha potuto fare a meno di rimanere indietro rispetto agli Stati Uniti, e la Cina ha saputo resistere all’impero delle grandi piattaforme americane con un atteggiamento decisamente assertivo.

Sempre secondo il think tank cinese, le autorità americane potrebbero sperare di utilizzare la rivoluzione del metaverso per spingere le aziende statunitensi a una nuova e inattaccabile posizione di dominio globale, sfruttando nel contempo la nuova tecnologia per promuovere la cultura americana e i valori americani.

In quest’ottica, l’aggressività con la quale Meta ha immediatamente preso l’iniziativa è vista come particolarmente inquietante.

È facile capire perché molti potrebbero considerare il concetto di metaverso eccessivamente influenzato dalle idee occidentali.

Il metaverso è, prima di tutto, un metodo di evasione.

Ogni individuo ottiene la libertà di perseguire le proprie fantasie più personali, nel metaverso.

È come se il mondo comune si frammentasse in milioni o miliardi di universi privati.

La parte più conservatrice dell’intellighenzia orientale sostiene che il metaverso sia come una droga, così potente da spezzare la nostra connessione con il mondo che ci circonda, e che l’umanità sia ora a un bivio: in una direzione si trova l’esplorazione dello spazio; l’altra conduce verso l’interiorità, la realtà virtuale, verso la dimensione interiore e privata dell’intrattenimento.


La frontiera di libertà che pontenzialmente può essere raggiunta attraverso il metaverso diventa qui chiaramente visibile, così come la potenzialità di diventare uno strumento attraverso il quale un individuo sia libero di scegliere la realtà che preferisce, libero da vincoli politici e statuali, di censo o di natura economica.


E’ la frontiera avanzata della contesa tra libertà umana e vincoli della realtà,
e potenzialmente un terreno sociologico nel quale ridefinire, secondo la condizione attuale del mondo, il concetto stesso di realtà.

#metaverso #microsoft #meta

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